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A Venezia ne dipinge almeno 20, però oggi di Antonello da Messina un solo quadro rimane in città
Un estratto dall’articolo pubblicato su VeneziaAltrove 2005, Almanacco della presenza veneziana nel mondo

Nel Cicerone, guida al godimento delle opere d’arte in Italia, pietra miliare
della storia dell’arte, Jacob Burckhardt ammette nel 1855 di
non conoscere in tutto il bel paese quadri di Antonello da Messina«di sicura attribuzione, all’infuori del ritratto di un uomo
con capelli neri e pelliccia, negli Uffizi. Un altro, nella Galleria
Manfrin, si trova troppo in alto sul muro per poter essere esaminato
Un secolo e mezzo dopo, è possibile disegnare una
mappa più confortante, composta d’una ventina di opere presenti
in Italia assegnate con certezza ad Antonello da Messina, e
completata da un’altra trentina, se si allarga il giro d’orizzonte
fuori dai confini. Al breve soggiorno veneziano, neppure due
anni, sono riferibili circa 20 dipinti: pari al 40 per cento dell’intero
catalogo di quasi 50 opere concordemente attribuite; e
su circa 13 ritratti noti, ben 9 sono realizzati a Venezia o per
committenti veneziani. Ma di tante opere “veneziane” dell’artista,
solamente una è rimasta in città.
Del percorso d’Antonello (ca. 1430-79), pittore dai tanti
misteri e affermato maestro già nel 1457, sussistono infatti dipinti
datati e/o documentati riconducibili soprattutto all’ultimo
decennio di vita. Perdute molte sue opere per la Sicilia e per la
Calabria, si conservano invece numerosi dipinti “veneziani”, ma
non più in laguna, dove, in tutto, resta la Pietà al Museo Correr
Soltanto in tempi recenti è giunta da Palermo una delle
opere più antiche a noi note dell’artista, riferibile anzi ai primi
passi dell’iter del siciliano: è la Vergine leggente , già nella
nobile casa palermitana Lanza di Trabia e passata nella collezione
veneziana di Luciana Forti degli Adimari.
Può forse sorprendere che il numero più consistente di dipinti
superstiti di Antonello sia concentrato nel suo soggiorno in
laguna, certo da agosto 1475 a marzo 1476,
ma estensibile circa
dal finire del 1474 all’estate del 1476. Il periodo, seppur breve,
è “rivoluzionario”. Il 23 agosto 1474, l’artista è ancora in Sicilia
e si impegna a realizzare entro metà novembre l’Annunciazione già
nella chiesa dell’Annunziata di Palazzolo Acreide (ora a Siracusa,
Museo Regionale di Palazzo Bellomo); e il 14 settembre 1476,
versa il saldo della ricca dote per la figlia Caterinella a Messina,
dove farà testamento il 14 febbraio 1479, poco prima di morire.
Nell ’ arco di neppure una ventina di mesi, dunque, Antonello
a Venezia muove, sperimenta e crea un’intensa e affollata
tavolozza: pale d’ altare, dipinti con soggetti sacri a destinazione
privata, ritratti.

[ Data di pubblicazione: 24 marzo 2006 ]

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