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Che cosa trova Venezia da Danzica fino al Mar Nero
Da VeneziaAltrove 2010 - Dalla Serenissima all’est del continente

Cosa hanno significato Venezia e la sua cultura per l’area europea che si stende oltre Vienna? A questa domanda tentiamo di rispondere quest’anno, guidati dalla curiosità di capire se Venezia abbia avuto significato non solo per le grandi capitali imperiali (Vienna appunto, e San Pietroburgo), analizzate in due nostre precedenti esplorazioni; ma anche per le tante realtà socioculturali che hanno per secoli convissuto nello smisurato e indistinto territorio che va da Danzica al Mar Nero, fra l’altro non troppo abitato dai naturali promotori e acquirenti di cultura alta.

Valeva la pena di andare a vedere? I lettori potranno giudicare da soli, ma è certo che le pagine che seguono inducono a un grande coinvolgimento: sia perché vi si incontrano personaggi di grande vigore e di grande curiosità intellettuale (e non sono solo imperatori, re, principi ed elettori); sia perché vi si ritrovano tanti e diversi luoghi di condensazione dei flussi creativi e commerciali della produzione culturale veneziana (da Buda a Praga, a Cracovia, a Varsavia); sia perché i termini "quantitativi" di tali flussi risultano di tutto rispetto, non secondi spesso alle "movimentazioni" verso realtà molto più legate alla tradizione veneziana (ad esempio sorprende che Praga, tre secoli fa, fosse un’autentica miniera di musica veneziana, così come sorprendono la quantità di nobili che collezionavano a metà Seicento e che i conti Kaunitz, il cui palazzo viennese costituisce il punto di vista per un celebre panorama della capitale austriaca di Bernardo Bellotto, possedessero duemila dipinti); e sia, infine, perché il panorama complessivo che ne discende è di un grande policentrismo di piccole e medie città, piccoli e medi acquirenti e committenti, piccoli e medi artisti veneziani coinvolti nella dinamica della creazione e del collezionismo culturale. Certo, un posto eminente lo occupa Rodolfo ma la sua indubbia importanza (a lui dobbiamo fra l’altro il trasferimento della corte da Vienna a Praga, e la reazione del suo incantato centro storico) non sovrasta più di tanto il citato grande policentrismo.

Un policentrismo, occorre dire, che incide anche sulla dimensione umana, quasi sociologica, che in esso si esprime. Erano tempi e società confuse e spesso convulse; e si capisce che gli ambasciatori e i mercanti della Serenissima notassero «sconcertati, allibiti, esterrefatti» la grande quantità di maghi, ciarlatani, donne ad alta disponibilità, fantasiosi affabulatori, imbroglioni, spie, e mercanti di schiavi addirittura, che frequentavano città, e persone che ambiziosamente assimilavano la grande cultura veneziana. Le terre "oltre Vienna" non erano certamente di grande eleganza nei comportamenti collettivi (come notò anche l’avventuroso Casanova); averci dato gli elementi per capire questa loro mediocre fisicità (anche nel bere e mangiare, oltre che in più complessi traffici) è merito non secondario dei contributi qui raccolti.

[ Data di pubblicazione: 20 dicembre 2010 ]
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