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Dalla rimozione e il rancore alla riscoperta del grande patrimonio comune
"La città degli Asburgo e quella dei dogi" da VeneziAltrove 8-2009

Noi di Venezia Altrove siamo andati un pò in tutto il mondo a ricercare le tracce della produzione artistica veneziana. Ma per anni, ci siamo astenuti di andare a Vienna , pur sapendo quanto strettamente le due città, le due culture, abbiano vissuto insieme.

I maligni potrebbero dire che l’abbiamo fatto per rimozione. Chiunque senta intensamente Venezia sa infatti che Vienna, vista dalla laguna, non è un luogo, ma è il simbolo di un dominio. Un dominio che ha azzerrato una lunga storia politica e civile, ma che ha anche distrutto una costante libertà di espressione e di produzione culturale. Venezia era in lunga e inarrestabile decadenza quando arrivarono gli austriaci, e quella decadenza connota ancora lo spirito della città: ma la cesura fu troppo traumatica, segnò davvero la fine del mondo. Ed è comprensibile che i veneziani magari coltivando un facile alibi, abbiano vissuto con silenziosa rancore questi ultimi due secoli di un potere diverso, divenuti poi con il tempo marginalità storica e civile.
Confessiamolo: rimuovere Vienna è stato per i veneziani quasi indispensabile per continuare a vivere, in una mediocrità appena appena compensata dalle glorioso serenissime memorie.

Ma era giusto superare la rimozione e recuperare l’insieme di tanti rapporti intrattenuti a lungo fra artisti, musici, mercanti, viaggiatori e letterati di Vienna e Venezia. Chi leggerà le pagine che seguono sarà speriamo, portato a superare i rimpianti e i rancori. E si renderà conto che i tanti supporti hanno creato un patrimonio che non è più da leggere con le lenti del contrasto fra dominanti, ma co la gioia di u doo misteriosamente consegnato a tutti noi

[ Data di pubblicazione: 17 marzo 2010 ]

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