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Eventi culturali e presenze turistiche nel territorio comunale veneziano: Il Carnevale di Venezia
Sintesi della ricerca effettuata da Servizio Statistica e Ricerca – Comune di Venezia

L’offerta culturale, tout court, è senza dubbio uno tra i fattori più importanti che influenzano la scelta di una meta turistica da parte del viaggiatore, soprattutto se la metà è una città d’arte (e questo vale anche se la città, come è il caso di Venezia, è già di per sé un “brand” universalmente conosciuto e riconoscibile). Questa semplice considerazione è a maggior ragione valida oggi che, come ci rivelano gli esperti del settore, il viaggiatore è sempre più alla ricerca di un approccio esperienziale, ovvero di tipo olistico, che accresca la sua esperienza cognitiva da punti di vista politematici: artistici, culturali, enogastronomici, ludici ecc.
Questa tendenza è stata recepita anche da molti dei produttori di eventi culturali, pubblici o privati che siano, che sempre più spesso fanno riferimento alla “differenziazione” e alla “destagionalizzazione” per caratterizzare le loro proposte.
La relazione tra eventi culturali e flussi turistici è però di difficile esplicitazione e quantificazione, in particolare per una città come Venezia, in cui l’altissimo numero di eventi, la cui concentrazione peraltro segue in certa misura l’andamento stagionale turistico, non consente di applicare metodologie statistiche robuste. Le due variabili infatti si influenzano reciprocamente: se da un lato l’offerta culturale è uno dei più importanti fattori motivanti per la scelta della meta da parte del viaggiatore, è altrettanto vero che gli operatori culturali tendono a concentrare le loro proposte nei periodi di alta stagionalità per poter contare su un bacino di utenza più ampio. Inoltre la semplice analisi dei dati turistici in generale non consente di poter ripartire il contributo dei diversi eventi, dai più grandi ai più piccoli e che spesso si accavallano nello stesso periodo.
Di seguito si analizzerà l’analisi di un evento molto significativo sia in termini di immagine e notorietà internazionale sia in termini di numero di visitatori: Il Carnevale di Venezia Il primo indicatore che viene utilizzato per evidenziare se i diversi eventi hanno avuto un effetto destagionalizzante è dato dall’indice di stagionalità, costruito come differenza della distribuzione percentuale effettiva mensile delle presenze sul totale annuo rispetto alla distribuzione teorica in caso di perfetta non stagionalità (ossia ad una distribuzione omogenea delle presenze per ogni mese dell’anno). Il passo successivo consiste nella stima dell’impatto dell’evento in termini di incremento delle presenze turistiche rispetto a quelle che ipoteticamente ci sarebbero state se l’evento non si fosse svolto. L’eventuale influsso di fattori esterni contingenti, come appunto gli eventi culturali, viene registrato dalla componente irregolare. Un valore positivo, per un certo mese della serie storica, della componente irregolare indica pertanto che in quel mese il valore è superiore a quello spiegato dalla componente del ciclo-trend e dalla componente stagionale. Il limite di questo metodo è che ci potrebbero essere fattori erratici diversi dall’evento in questione e non noti, che avrebbero un effetto distorsivo sull’analisi, oltre al fatto che il valore della componente irregolare tiene conto anche dei giorni del mese non toccati dall’evento. Dove possibile si è utilizzato pertanto anche il dato sugli arrivi giornalieri per lo specifico periodo di svolgimento dell’evento in esame, che viene confrontato con gli arrivi negli altri giorni del mese per rilevare eventuali differenze.
Il Carnevale di Venezia è l’evento che, per diverse ragioni, meglio si presta all’analisi della stima dell’impatto sui flussi turistici. In primo luogo si svolge in un periodo in cui di norma non ci sono altri eventi importanti che porterebbero un effetto distorsivo; in secondo luogo il carnevale non cade sempre nello stesso periodo e questo consente di evidenziare meglio l’apporto in termini di destagionalizzazione dell’evento.

Se si analizza il contributo di destagionalizzazione del carnevale 2008-2011, si nota che nei mesi di gennaio e febbraio in cui non si svolge il carnevale l’indice di stagionalità ha valori medi rispettivamente pari a -4,3 e -3,5. Nel 2008, con carnevale “basso”, ossia che si è svolto tra gennaio e febbraio (dal 25/1 al 5/2), l’indice ha segnato, nei due mesi, valori pari a -3,3 e -2,2 segnando un miglioramento di un punto e più. Nel 2009 e nel 2010 il carnevale è caduto a febbraio (rispettivamente dal 14/2 al 24/2 e dal 7/2 al 16/2) facendo registrare valori dell’indice pari a -2,2 nel 2009 e -2,5 nel 2010, contro il -3,3 dello stesso mese del 2011. Nel 2011 infine il carnevale si è svolto a cavallo tra i mesi di febbraio e marzo (dal 26/2 all’8/3) il che ha leggermente attenuato il fattore di destagionalizzazione, comunque significativo per il mese di marzo (-0,8) rispetto allo stesso mese dei due anni precedenti (-1,5). Per la stima del contributo dell’evento del carnevale in termini di presenze e di spese dirette degli ospiti sono state adottate due diverse metodologie. La prima è quella già illustrata, che si basa sulla scomposizione della serie storica delle presenze distinte per tipo di esercizio. Come si evince dal grafico il carnevale che ha influito in maniera più significativa sulle presenze turistiche è stato quello di quest’anno: quasi 48.400 pernottamenti oltre quelli spiegati dalle componenti ciclo-trend e stagionale per il mese di marzo, per una spesa diretta stimata in poco meno di 4,5 milioni di euro. Il carnevale nei due anni precedenti aveva invece influito in maniera meno significativa, pur se le stime indicano, per il mese di febbraio, un incremento di presenze dell’ordine di 23-25.000.

L’impatto meno forte è da ascrivere al carnevale del 2008, che in effetti, forse per il fatto di essersi svolto piuttosto a ridosso dell’epifania, non aveva avuto il successo che invece ha avuto negli anni successivi. La seconda metodologia utilizzata per il carnevale del 2010 e del 2011, anni per i quali disponiamo del dato con gli arrivi giornalieri, consiste nel confrontare gli arrivi medi giornalieri del periodo di carnevale con gli arrivi medi giornalieri del resto del mese. Ipotizzando che la differenza sia dovuta all’effetto del carnevale, si ha quindi una stima dell’incremento (incremento) degli arrivi e quindi delle presenze e della spesa complessiva. Dalla tabella emerge che per il carnevale del 2010 gli arrivi medi giornalieri sono stati superiori, rispetto alla media degli arrivi degli altri giorni del mese, di circa 2.450 unità, che portano ad una stima di oltre 60.000 maggiori presenze. Il carnevale 2011 ha fatto registrare un valore degli arrivi giornalieri superiori alla media ancora più consistente, pari a oltre 2.800, e un incremento delle presenze di 75.561 unità. Le due metodologie concordano quindi nell’assegnare al carnevale un impatto molto forte sulle presenze turistiche, anche se le stime danno una forchetta piuttosto ampia.

[ Data di pubblicazione: 5 gennaio 2012 ]

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