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I mille vortici di una diaspora che sempre stupisce
Esce l’Almanacco della presenza veneziana nel mondo del 2006

Ogni anno quando leggo i testi che arrivano a far parte di "VeneziAltrove" mi ritrovo in uno stato d’animo ben espresso da un verso di Mario Luzi.."da te si rigenera l’attesa.." E’ impressionante, almeno per me, laico dell’argomento, come sia naturale venir presi dal vortice, puntualmente descritto, della diaspora del patrimonio culturale veneziano.
Da laico mi ci perdo. Mi perdo negli innumerevoli canali attrasverso cui sono state esitate all’estero grandi collezioni e migliaia di prodotti di singole botteghe, mi perdo nei tanti dubbi monetari sul prezzo pagato dai compratori: per la collezione Barbarigo, come per quella Vendramin venduta "per un pezzo di pane dal S.Andrea Vendramin che vende da frasca qual’era, a rompicollo" mi perdo nella grande circolazione delle opere andate via, che non stanno ferme ma girano (da Venezia a San Pietroburgo a Londra a New York, a Venezia di nuovo) in un forse irresistibile carosello di appartenenze, proprietà, modalità di fruizione, mi perdo nella terra delle attribuzioni (quante cerchie più o meno verificabili entrano nei circuiti della diaspora) mi perdo nelle diverse sensibilità dei veneziani d’oggi, rispetto al ritorno a casa di alcuni grandi geni del passato (davvero Baldassarre Galuppi è tornato a Venezia da Torino, visto che non è così reificabile come Antonio Vivaldi, anch’egli per secoli "sepolto" a Torino?) mi perdo nella moltepliicità dei soprannomi dal Buranello allo Zambalotta al Cavalier filarmonico affibiato al giovane Mozart, e mi perdo soprattutto, nelle pieghe sempre geniali di interpretazione che i nostri autori, e il nostro curatore, sanno ogni volta dimostrare. Ma il termine "mi perdo" non tragga in inganno. Vuol significare una esperienza piacevole: l’andare per strade e sensazioni sempre inattese, quasi sentendosi ponte di una diaspora, che non è una dispersione insensata, ma un fenomeno da percorrere a occhi aperti, in attesa di nuove emozioni. Come capita a me, quando, nelle sere di nebbia "mi vado a perdere" per calli e campi divenuti sconosciuti. Davvero si rigenera l’attesa.

[ Data di pubblicazione: 6 febbraio 2007 ]

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