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Il gioco
Mostra di Pepi Merisio al Centro Culturale Candiani dall’12/11/2016 al 12/2/2017

Mostra di di Pepi Merisio a cura di Raffaella Ferrari

Una selezione di oltre Sessanta fotografie vintage e modern print per raccontare con lo sguardo di Pepi Merisio, Il Gioco. Un racconto dolce e insieme premuroso, delicato e puntuale nello stesso tempo, per svelare e quasi spiare in religioso silenzio un tema meraviglioso che coinvolge da sempre bambini e adulti. La mostra raccoglie una serie di scatti in modo quasi seriale in diversi anni: frammenti di vita scattati durante i viaggi di lavoro, documentazione dei borghi italiani e non solo. Il gioco è un’evasione pura dalla realtà, una dimensione senza tempo in cui si è calati completamente in altri ruoli, concentrati in modo assoluto in una trama altra: dal divertimento al passatempo, dallo svago all’intrattenimento, ogni gioco ha le sue regole, e come nella vita c’è chi si impegna davvero, chi imbroglia o ’bara’, chi decide sempre e detta le direttive e chi accetta e dice sempre sì, senza creare problemi. Il Gioco è una cosa seria, ed è senza dubbio uno dei primissimi approcci al mondo e ai nostri simili: è qui che emerge la fantasia, il carattere, la forza, la perseveranza e l’arrendevolezza di ognuno di noi. Per Merisio all’epoca erano sicuramente momenti di vita “puri”, come dettava proprio la poetica Neorealistica e la tendenza fotografica e reportagistica di quegli anni, per noi oggi diventano documenti assoluti di tutta una tipologia e un’essenza del gioco che in parte non esiste più, e in parte si è radicalmente trasformata, lasciando spazio come molta della nostra vita negli ultimi anni, ai nuovi mondi digitali. Dalle partite a calcio in piazza fino ai semplici giochi sulla neve, ogni scatto è quasi sempre all’aria aperta, a contatto con la natura; l’atmosfera è quella in cui tutto quello che succede e accade, viene percepito e accettato, accolto, quasi come forma di gioco: dalla neve in città, al lago ghiacciato per pattinare, dalle botti utilizzate durante la vendemmia, al nascondino tra i trulli ad Alberobello, fino a un semplice ramoscello, tutto diventa occasione di gioco. Non esiste un quando e un dove: dalla processione della domenica delle palme alle Necropoli, da Piazza Navona a Roma, a Piazza San Marco a Venezia, dal cortile interno della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, il gioco prende forma, in maniera spontanea e quasi innocentemente dissacrante anche in luoghi oggi considerati icone dell’arte e della storia, quinte impensabili oggi per scene di questo tipo. Per Pepi Merisio “Fotografare significa documentare ciò che succede in un determinato momento, senza attendere fatti spettacolari. Perché lo spettacolo è la vita stessa e non bisogna forzare la vita. Fotografare significa essere sinceri con ciò che vediamo”. E il gioco allora non è solo quello dei bambini ma anche quello degli adulti colti durante i passatempi classici, oggi relegati ai nostri anziani, ancora testimoni di queste abitudini e di questi giochi semplici: la tombola, le partite a carte nelle osterie, il girotondo, o la cavallina in maschera. Come ha scritto Cesare Colombo, grande fotografo scomparso di recente e grande amico di Pepi Merisio “In Pepi, nelle sue fulminee (ma non casuali) occhiate ci appare vivissima una convinzione: i bambini ‘giocano’ come gli adulti vivono, e operano, come gli adulti lavorano, litigano, o si concentrano a pensare. Il gioco dei bambini è tale solo per noi, che ne abbiamo dimenticato tutta la serietà. In realtà si tratta di un vero allenamento alla vita... come lo è, su un altro piano, la scuola. Non a caso, ogni gioco che si rispetti è ispirato alla vita degli adulti, anche se le sue modalità vengono capovolte. Con una scelta inventiva che ogni volta ci meraviglia, e ci intenerisce. Le poche foto con i classici giochi riservati agli adulti (tombola, scacchi) ci confermano in questa opinione … La realtà, com’è noto, supera la fantasia: e sarà un recuperato fotogramma, il ricordo della nostra vita – appunto - come gioco, la vera fantasia che ci potremo permettere.” Raffaella Ferrari

[ Data di pubblicazione: 11 novembre 2016 ]

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